Nicola Caredda, attraverso un pennello a tinte sature, mette in atto una grammatica metaforica, straniante e seducente, che sembra esorcizzare paura e angoscia. Una ricerca tecnica e individuale soggettiva e laboriosa, per riconsegnare alla pittura la rielaborazione del nostro tempo, del proprio personalissimo qui e ora. Il suo linguaggio onirico-visionario attinge liberamente al Pop Surrealismo americano e al fumetto fantascientifico e mostra un’attenzione minuziosa per la resa dei dettagli nella descrizione di una società ormai tramontata e costellata di rovine industriali. Opere che restituiscono un universo disabitato e silente fatto di macerie, detriti post-moderni e malinconici reperti, un’atmosfera sospesa e rarefatta, in cui la natura proliferante sembra riprendersi il proprio posto nel mondo.

Ha esposto in mostre personali: God Save My Swet Pusher, Thinkspace Gallery, Los Angeles, 2020; Answer42, Galleria Marconi, Cupra Marina (AP), 2018; Agnello caddi nel latte, Apart Spaziocritico, Vicenza, 2017; Filling In, Studio d’arte Cannaviello, Milano, 2015; Filling In 2, INTERNO18, Cremona (MI), 2015. E in numerose collettive tra cui tra le più recenti: POWWOW! The First Decade from Hawaii to The World, Bishop Museum, Honolulu(Hawaii), 2021; Aloah MR HAND, Thinkspace Gallery, Los Angeles, 2021; NEUE STIMMUNG, Casati Arte Contemporanea, Torino, 2020; Small Victrories, Lancaster Museum of Art History-MOAH, Lancaster (USA), 2020; Works From The Bank Collection, The Bank Contemporary Collection, Bassano del grappa (VI), 2019; LAX / ORD II, Vertical Gallery, Chicago, 2019; LAX7MSI GROUP SHOW, Red Truck Gallery, New Orleans, 2019; DELUSIONAL2018, Jonathan Levine Gallery, New York, 2018; Senza Titolo. Opere dalla Collezione Mameli, Civico 27, Irgoli (NU), 2017.

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